{"id":8587,"date":"2026-10-25T09:24:24","date_gmt":"2026-10-25T09:24:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.metodoideografico.it\/?p=8587"},"modified":"2026-10-25T09:24:24","modified_gmt":"2026-10-25T09:24:24","slug":"non-solo-per-gioco-la-lezione-di-neri-marcore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.metodoideografico.it\/index.php\/2026\/10\/25\/non-solo-per-gioco-la-lezione-di-neri-marcore\/","title":{"rendered":"Non solo per gioco: la lezione di Neri Marcor\u00e8"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><br><br>Introduzione<\/h2>\n\n\n\n<p>Ci sono personaggi pubblici che muovono i pezzi a favore di telecamera per concedersi un\u2019aura di intellettualismo d&#8217;occasione, e poi ci sono gli scacchisti autentici, quelli per cui le sessantaquattro caselle rappresentano un lessico interiore, una postura morale e cognitiva. Neri Marcor\u00e8 appartiene senza ombra di dubbio a questa seconda categoria.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.metodoideografico.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/image-19.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"334\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.metodoideografico.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/image-19.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-8590\" srcset=\"https:\/\/www.metodoideografico.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/image-19.png 334w, https:\/\/www.metodoideografico.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/image-19-300x283.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 334px) 100vw, 334px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Dietro la naturalezza disarmante dell\u2019attore, del cantante e dell&#8217;imitatore colto, si nasconde infatti una frequentazione con il gioco che affonda le radici nella giovinezza e, soprattutto, in un rigore filologico tutt\u2019altro che comune.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dalle Marche alla storiografia di Murray<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>La scintilla scocca lontano dai riflettori, tra i tavoli del circolo scacchistico di Civitanova Marche, a pochi chilometri dalla sua Porto Sant\u2019Elpidio. Ma \u00e8 durante gli anni universitari a Bologna che la passione compie un salto qualitativo decisivo. Iscritto alla Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori \u2013 e casualmente residente a pochi passi da quella che sarebbe diventata la cattedrale libraria del gioco in Italia, <em>Le Due Torri<\/em> \u2013 Marcor\u00e8 sceglie per la sua tesi di diploma un\u2019impresa che farebbe tremare i polsi a molti addetti ai lavori: la traduzione parziale di <strong><em>A History of Chess<\/em> di H.J.R. Murray<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Non un manualetto di aperture o una raccolta di miniature brillanti, ma il testo sacro della storiografia scacchistica mondiale, pubblicato a Oxford nel 1913. Chiunque abbia aperto anche solo una pagina di Murray conosce la densit\u00e0 erudita, linguistica e archivistica di quell&#8217;opera monumentale. Questa solida competenza storica ha portato in seguito Marcor\u00e8 a firmare la prefazione de <strong><em>La grande storia degli scacchi<\/em> di Mario Leoncin<\/strong>i, confermando una cifra che non \u00e8 solo quella dell&#8217;appassionato, ma del vero e proprio uomo di cultura del gioco.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Filosofia di gioco: il tempo per pensare e il rifiuto della frenesia<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Come gioca, dunque, chi ha tradotto le origini del chaturanga e dello shatranj? Marcor\u00e8 \u00e8 un giocatore concreto, che rifiuta categoricamente la dittatura del cronometro tipica del <em>blitz<\/em> moderno. La cadenza rapida da un minuto o tre minuti, oggi tanto in voga sulle piattaforme online, \u00e8 per lui antitetica alla natura del gioco: genera sviste grossolane e appiattisce la qualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo terreno prediletto sono i 30 minuti: il tempo necessario per costruire un&#8217;idea, valutare un piano e ponderare le varianti. Sulla scacchiera, le sue scelte riflettono un temperamento aperto e leale: col Bianco spinge invariabilmente il pedone di Re ($1.e4$) e, per autentico spirito cavalleresco, accetta qualunque gambetto gli venga proposto. Col Nero, contro $1.e4$, imposta una risposta simmetrica con $1&#8230;e5$, ricercando la solidit\u00e0 del gioco piano e strutture logiche speculari.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mancano le rivalit\u00e0 storiche, coltivate fuori dalle sale di torneo ma con identico accanimento: celebri sono le sue infinite partite di backstage con l&#8217;amico e cantautore Luca Barbarossa, compagno di tourn\u00e9e e complice di lunghe sfide notturne a colpi di cavalli e alfieri.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;etica dell&#8217;errore e la ricerca del &#8220;Piano B&#8221;<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Se la tecnica definisce la partita, \u00e8 nella visione pedagogica ed etica che le riflessioni di Marcor\u00e8 offrono gli spunti pi\u00f9 profondi. Nella sua prefazione al testo di Leoncini ha scritto parole che ogni istruttore e ogni allievo dovrebbero tenere a mente:<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abMettere in conto l\u2019errore, accettarlo, riconoscere la bravura dell\u2019avversario, cercare di fare meglio la volta successiva senza crocifiggersi \u00e8 un esercizio altamente terapeutico ed educativo che dalla <\/em><em>scacchiera pu\u00f2 agilmente trasferirsi a campi &#8220;di battaglia&#8221; ben pi\u00f9 importanti, ammesso che ci sia qualcosa di pi\u00f9 importante degli scacchi\u00bb<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>In una societ\u00e0 che stigmatizza il fallimento o che cerca scorciatoie miracolistiche, la scacchiera educa al principio di realt\u00e0. L&#8217;errore non \u00e8 una colpa morale da espiare, ma un dato oggettivo da analizzare con lucidit\u00e0. Da qui discende quello che l&#8217;attore definisce l&#8217;insegnamento pi\u00f9 prezioso degli scacchi: l&#8217;esistenza costante di un <em>\u00ab<strong>Piano B<\/strong>\u00bb<\/em>. Anche quando la posizione \u00e8 compromessa o il piano strategico originario \u00e8 andato in fumo, il compito del giocatore non \u00e8 abbandonarsi alla rassegnazione sperando nella svista dell&#8217;altro, bens\u00ec esplorare la contromossa nascosta, quella coordinazione difensiva capace di limitare i danni e riaprire il percorso.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>La salvaguardia della cavalleria<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 infine un monito critico che Marcor\u00e8 rivolge all&#8217;evoluzione contemporanea del gioco sul web: la nostalgia per quella cavalleria di sala che la mediazione degli schermi anonimi e delle chat online tende a degradare in arroganza o aggressivit\u00e0 gratuita. Per lui la scacchiera resta un luogo d&#8217;incontro, di rispetto reciproco e di silenzio operoso, dove 64 caselle bastano e avanzano per generare un universo inesauribile di combinazioni e di pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>Un promemoria prezioso: per giocare bene a scacchi, prima ancora del calcolo delle varianti, serve l&#8217;eleganza di saper guardare la realt\u00e0 da molteplici prospettive.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione Ci sono personaggi pubblici che muovono i pezzi a favore di telecamera per concedersi un\u2019aura di intellettualismo d&#8217;occasione, e poi ci sono gli scacchisti autentici, quelli per cui le sessantaquattro caselle rappresentano un lessico interiore, una postura morale e cognitiva. Neri Marcor\u00e8 appartiene senza ombra di dubbio a questa seconda categoria. 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