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I “punti esperienza”.

Introduzione

Quando apriamo la nostra piattaforma di gioco preferita o guardiamo la classifica di un torneo, la prima cosa su cui cade l’occhio è quel numero a quattro cifre di fianco al nostro nome. Per molti scacchisti l’Elo diventa un’ossessione, un metro di giudizio immediato del proprio valore scacchistico e persino della propria intelligenza.

Ma c’è una verità fondamentale che ogni giocatore in fase di crescita deve metabolizzare: se vuoi davvero migliorare a scacchi, devi smettere di preoccuparti del tuo Elo.


1. La trappola del numero: “Tu non sei il tuo rating”

Nella cultura moderna siamo abituati a legare il nostro valore ai risultati e ai traguardi raggiunti. Quando applichiamo questa logica agli scacchi, trasformiamo un numero dinamico in una prigione psicologica. Iniziamo ad avere paura di giocare per il terrore di perdere punti, rifiutiamo le sfide con gli amici o andiamo in ansia da prestazione durante la partita.

Come ricorda l’amico IM Pierluigi Piscopo, «il rating è solo un numero… non definirti mai in base ad esso». Ai nostri giovani talenti della Scuola Sarda di Eccellenza ha quasi imposto di dimenticarsi dell’Elo, serve solo a rovinarsi il piacere del gioco: «È soltanto un numero. O ti piace giocare a scacchi o non ti piace, ma non lasciare che un numero ti tolga il divertimento».


2. Obiettivi di Risultato vs. Obiettivi di Processo

Molti giocatori si prefiggono traguardi come: “Voglio raggiungere i 1800 Elo entro la fine dell’anno”. Il dottor Luka Popov, scienziato e forte improver, sconsiglia vivamente questo approccio.

Nessuno di noi conosce il proprio soffitto biologico o i tempi esatti di assimilazione del nostro cervello; porsi un obiettivo rigido legato al punteggio genera solo frustrazione. La crescita scacchistica non è mai una linea retta verso l’alto, ma procede sempre secondo il ritmo di “tre passi avanti e due indietro”.

La soluzione è spostare la focalizzazione dagli obiettivi di risultato agli obiettivi di processo:

  • ❌ Obiettivo di Risultato: “Guadagnare 100 punti Elo questo mese.”
  • ✅ Obiettivo di Processo: “Risolvere 30 minuti di tattica ogni mattina, analizzare le mie partite perse senza motore e completare un capitolo di un libro sui finali.”

Se ti prendi cura del processo e dell’accuratezza della tua routine, l’Elo diventerà semplicemente una conseguenza naturale del tuo lavoro.


3. L’effetto “Nuova racchetta da tennis”: Perché l’Elo crolla prima di salire

Uno dei fenomeni più paradossali — e demoralizzanti — dell’apprendimento scacchistico è che quando impari un concetto nuovo, il tuo Elo quasi sempre crolla.

Luka Popov utilizza un’analogia chiarissima: se giochi a tennis da anni e decidi di cambiare la tua vecchia racchetta con una di livello professionale superiore, nelle prime partite giocherai peggio di prima. Non sei ancora abituato alla nuova impugnatura, il tuo braccio esita e commetterai errori stupidi. Solo dopo un periodo di adattamento la nuova racchetta ti permetterà di raggiungere livelli che prima ti erano preclusi.

Negli scacchi accade esattamente la stessa cosa:

  • Il cambio di repertorio: Quando un allenatore impone di abbandonare le proprie aperture abituali per giocare \(1.e4\) e vari gambetti dinamici per imparare l’attacco, si può subire subito un crollo devastante, rimanendo bloccati per mesi. Tuttavia, tenendo duro, accettando il “rimbalzo”; una volta assimilate le nuove dinamiche, si riemerge come giocatori immensamente più completi.
  • L’esperienza di Andrzej Kryzdwa: Il candidato maestro Kryzdwa ha raccontato che quando ha cambiato radicalmente le sue aperture (passando da \(1.e4\) a \(1.d4\)), ha affrontato una serie di tornei disastrosi perdendo decine di punti Elo. Sapendo che si trattava di un processo a lungo termine (“una maratona, non uno sprint”), ha mantenuto la calma e ha continuato a fidarsi del metodo fino a raggiungere il picco di forma.
  • Uscire dalla Zona di Comfort: Il Maestro FM Peter Giannatos nota come molti adulti si fermino in un plateau eterno perché si rifugiano in sistemi “comodi” e pigri (come il Sistema Londra giocato a memoria) per paura di perdere punti Elo. Quando il suo allenatore lo ha costretto ad abbandonare il suo “gioco da caffè” per giocare “scacchi veri” posizionali, Giannatos ha perso subito 70 punti Elo e si è sentito come un “pesce fuor d’acqua”. Ma è stato proprio quel passaggio doloroso a regalargli il salto di qualità di oltre 200 punti poco dopo.

Come osservano molti istruttori, le fasi di apparente regressione del punteggio spesso precedono i più grandi balzi in avanti, perché il cervello sta faticosamente integrando le nuove informazioni nel proprio processo di pensiero.


4. L’Elo è un “Indicatore ritardato”

Devi considerare il punteggio Elo come un indicatore ritardato. Quando studi un libro, risolvi problemi o impari a valutare meglio una struttura di pedoni, la tua comprensione del gioco aumenta immediatamente. Ma la tua capacità di tradurre questa comprensione in esecuzione pratica sotto la pressione del tempo richiede tempo.

Puoi sentire chiaramente che stai capendo la scacchiera molto meglio rispetto a sei mesi fa, anche se il tuo Elo non lo dimostra ancora. Fidati di questa sensazione di crescita interna: il punteggio si adeguerà alla tua reale forza di gioco con settimane o mesi di ritardo.


Conclusione: Come liberarsi dalla schiavitù del rating

Se vuoi trasformare il tuo approccio agli scacchi e iniziare a crescere sul serio:

  1. Nascondi il rating online: Utilizza la “Zen Mode” su Lichess o le estensioni per browser su Chess.com per nascondere l’Elo tuo e dei tuoi avversari durante la partita.
  2. Innamorati del problema, non del risultato: Inizia a misurare il successo di una sessione in base a quanto hai riflettuto e quanto hai imparato dalle tue sconfitte, non in base alle frecce verdi o rosse del punteggio.
  3. Accetta il calo temporaneo: Se stai studiando una nuova difesa o un nuovo modo di calcolare, accogli le inevitabili sconfitte iniziali come il prezzo del biglietto per il livello successivo.

Gli scacchi sono un viaggio affascinante e infinito. Non permettere a un numero a quattro cifre di definire il tuo valore o di privarti della bellezza del gioco.

Stay@Champ!

Iniziativa da non perdere per gli appassionati scacchisti che hanno ancora qualche aspirazione a cimentarsi con l’agonismo subito dopo la “grande abbuffata” di scacchi virtuali su Internet nel periodo del lockdown. Il Team di Stay@Chess propone il primo Campo estivo dedicato a giovani talenti, giocatori titolati e scacchisti competitivi che – giudati dal GM Lexy Ortega e dall’IM Pierluigi Piscopo – potranno mettere a punto la loro preparazione tecnica.

Prima di entrare nel merito dell’iniziativa un breve riepilogo dell’attività benemerita che i curatori di Stay@Champ hanno fatto nei mesi precedenti:

Stay@Lexy:
“I vantaggi dinamici” (Video su YouTube)
“Il sacrificio di qualità: classico e moderno”
“Trono e spada: il Re nel finale”
“Indovina chi viene a tema?”

Stay@Pier:
“La mia più bella sconfitta”
(Partita Piscopo-Caruana, commentata)
“Gli scacchi: il gioco delle possibilità impossibili”
“La partita dei dieci Grandi Maestri”
“Alfiere contro cavallo, la sfida senza fine”
“Specchio delle mie brame”

Queste le lezioni magistrali offerte generosamente nel periodo in cui tutti eravamo costretti nelle nostre abitazioni per scongiurare il diffondersi del contagio da corona-virus, oltre alle numerose iniziative di formazione (Corso ECU e Corso SNaQ) e di scambio nel consueto appuntamento settimanale del Caffé di Stay@Chess.

Come si può ben vedere dalla locandina dell’evento il contributo di iscrizione è davvero promozionale: meno di dieci euro l’ora e un torneo di pratica agonistica: un’occasione davvero ghiotta per chi volesse avere l’occasione di allenarsi con campioni come Lexy e Pierluigi.

Valenza del gioco degli scacchi.

Sempre più numerose sono le iniziative del mondo accademico che corroborano le tesi sulla grande valenza del gioco degli scacchi a scuola e sempre più numerose sono le occasioni di confronto per realizzare collaborazioni e sperimentazioni in tal senso. Mercoledì scorso, grazie all’invito del Comitato Regionale Scacchi Sardegna, ero presente alla “Giornata di incontro tra Scuola e Università” organizzata dalla Facoltà di Scienze della Formazione e degli Studi Umanistici dell’Università degli studi di Cagliari.

Un momento della conferenza

L’incontro prevedeva due ore di conferenza e due ore di laboratori tematici incentrati sul gioco degli scacchi. Ha aperto i lavori il professor F. Paoli con un’introduzione sulle connessioni tra scacchi e matematica, citando la celebre leggenda di Sissa. Il presidente del Comitato, Antonello Pannella, ha parlato degli scacchi in Italia e in Sardegna con particolare riferimento agli scacchi scolastici; poi in un’altra relazione ha trattato gli scacchi in rapporto con l’informatica e i media. Poi è stata la volta di Eugenio Dessy, vicepresidente del Comitato, che ha parlato degli scacchi dal punto di vista storico-culturale. Infine il mio intervento per illustrare la mia personale metodologia didattica e fare una panoramica sulla psicomotricità su scacchiera gigante.


La platea, molto numerosa grazie alla partecipazione di insegnanti, studentesse universitarie e soprattutto allievi di scuola primaria, si è dimostrata particolarmente attenta e curiosa. Al termine delle relazioni ci sono stati i laboratori: Scacchi tradizionali (a cura di A. Pannella e E. Dessy), Scacchi nel piano (a cura di P.Nieddu ed E. Moro), Campo di battaglia (a cura di M.A. Floris e M. Altea) e il laboratorio di Scacchi e Psicomotricità curato da me e Alessandro Depau. Il tutto sotto l’attenta regia della Dott.ssa Barbara Raspa che ha fortemente voluto coordinato tutto l’evento.

Il laboratorio di giocomotricità

Bellissimo il laboratorio “Campo di battaglia” curato da Maria Assunta Floris dove i bambini hanno costruito le scacchiere su cui poi hanno giocato con un entusiasmo contagioso!

 

Il Campo di battaglia

Grande successo per tutte le iniziative: tutti i laboratori molto partecipati con giovanissimi della scuola primaria accompagnati dalle loro maestre e studentesse universitarie che osservavano la pratica di gioco; inoltre numerosissime anche le maestre di scuola dell’Infanzia. Sulla scacchiera gigante abbiamo proposto giochi di movimento utili per imparare i movimenti dei pezzi. Poi per far giocare più persone contemporaneamente abbiamo proposto il gioco delle due Regine che devono catturare gli otto pedoni che si muovono tutti assieme. Abbiamo mostrato alcuni procedimenti facili di scacco matto e infine abbiamo fatto fare una partita tra i bambini e gli universitari.