Adriano Chicco, una vita per la storia degli scacchi italiani

Introduzione
Adriano Chicco (Genova, 16 febbraio 1907 – 30 agosto 1990) è stato il maggiore storico italiano degli scacchi, oltre che compositore di problemi e avvocato dello Stato. La sua produzione comprende centinaia di articoli, saggi e monografie, alcuni volumi fondamentali come il “Dizionario enciclopedico degli scacchi” e “Storia degli scacchi in Italia“, oltre a contributi pionieristici sulla scoperta e lo studio di antichi codici scacchistici.
Nato a Genova nel 1907, Chicco intraprende la carriera di avvocato dello Stato, affiancata fin da giovane da un’intensa attività scacchistica e di ricerca storica. La sua vita professionale giuridica convive con una dedizione totale allo studio delle fonti storiche del gioco, tanto da essere definito “l’infinitamente prezioso storico del nostro gioco” da Riccardo Marinucci sul blog Uno Scacchista.
Chicco muore nel 1990, all’età di 83 anni, dopo aver costruito un vero e proprio corpus di riferimento per gli studi sulla storia degli scacchi, in Italia e non solo.
Già negli anni Trenta e Quaranta Chicco si distingue per ricerche su manoscritti e documenti antichi, come il volume “Un manoscritto inedito del 1500 sul giuoco degli scacchi” (1939), che porta all’attenzione dei contemporanei nuove fonti sulla pratica del gioco nel Rinascimento.
Nel corso dei decenni successivi scopre e illustra diversi codici scacchistici di grande importanza, posizionando l’Italia fra le nazioni più avanzate nel campo della storia degli scacchi; Mario Leoncini, in una intervista, lo definisce unanimemente riconosciuto come “il maggiore storico italiano di tutti i tempi” e, secondo Christopher Becker su Chess Life (1984), “il più importante storico di scacchi vivente”.
Parallelamente all’attività storica, Chicco è un prolifico problemista: compone circa 500–540 problemi in due e tre mosse, ottenendo oltre un centinaio di premi e riconoscimenti, con decine di primi premi. Nel 1967 la FIDE gli conferisce il titolo di Maestro internazionale per la composizione e quello di Giudice (Arbitro) internazionale per la composizione scacchistica, sancendo il livello artistico e tecnico raggiunto nelle sue opere.
Molti dei suoi problemi vengono pubblicati e premiati sulla rivista “L’Italia Scacchistica”, di cui dirige per sedici anni la sezione dedicata ai problemi.
Enciclopedista e autore di opere fondamentali
Dizionario enciclopedico degli scacchi
Nel 1971 Chicco pubblica insieme a Giorgio Porreca il “Dizionario enciclopedico degli scacchi”, edito da Mursia, che rimane ancora oggi la più ampia enciclopedia scacchistica realizzata in Italia. L’opera, organizzata per voci alfabetiche, tratta praticamente tutti gli aspetti del gioco: biografie di scacchisti, teoria delle aperture, storia dei campionati del mondo, risultati e tabelle di tornei internazionali, storia degli scacchi in Italia e problemi di scacchi, con biografie e esempi di compositori.
Il dizionario comprende 579 pagine, 96 tavole in bianco e nero con 234 illustrazioni, e una ricca sezione dedicata specificamente alla storia e alla pratica del gioco in Italia, inclusi i campionati nazionali e per corrispondenza fino al 1971.
Storia degli scacchi in Italia
Nel 1990 esce per Marsilio “Storia degli scacchi in Italia. Dalle origini ai giorni nostri”, firmata da Adriano Chicco e Antonio Rosino, con presentazioni di Anatolij Karpov e Nicola Palladino. Il volume, di XV + 639 pagine, rappresenta una sintesi monumentale di secoli di storia del gioco nel contesto italiano, dalle prime testimonianze medievali alle vicende agonistiche moderne.
Il libro è considerato raro e di grande valore, tanto da essere proposto sul mercato dell’usato a tirature limitate e prezzi elevati; per studiosi e appassionati, costituisce una base indispensabile per ogni indagine sullo sviluppo degli scacchi nel nostro paese.
Il libro completo degli scacchi
Un’altra opera di ampio respiro è “Il libro completo degli scacchi”, scritto con Giorgio Porreca e pubblicato originariamente da Mursia e APE Corticelli, poi riedito più volte. Il volume offre una panoramica generale del gioco dagli aspetti storici agli sviluppi tecnici, coprendo apertura, mediogioco, finale, con oltre 200 partite descritte e più di 150 posizioni analizzate. Personalmente mi è molto caro essendo stato il mio primo libro di scacchi in assoluto!
Una parte significativa del libro è dedicata alla composizione scacchistica, illustrando il valore estetico dei problemi e studi, e riflettendo il doppio volto dell’autore: storico rigoroso e al tempo stesso artista della combinazione.
Collaborazioni e scuola italiana di storia degli scacchi
Chicco collabora con vari studiosi, tra cui Porreca e Rosino, e con altri storici come Alessandro Sanvito nelle ricerche sui codici antichi. La sua attività di corrispondenza e di guida metodologica verso giovani ricercatori dà vita a una vera e propria “scuola italiana” di storia degli scacchi, che negli anni successivi rende l’Italia una delle nazioni di riferimento per la ricerca storico‑scacchistica.
Secondo Leoncini, Chicco non solo produce opera originale, ma insegna concretamente il “mestiere” dello storico degli scacchi, orientando e sostenendo le ricerche di nuovi autori.
Chicco giornalista e divulgatore
Oltre ai volumi, Chicco è un assiduo editorialista su “L’Italia Scacchistica” e altri periodici, italiani e stranieri. Riccardo Marinucci, nel ricordarlo, sottolinea come molti degli articoli di Chicco abbiano tramandato curiosità storiche preziose e documenti altrimenti difficili da reperire, a cominciare da pezzi come “Una corte di scacchisti. Gli Estensi” del 1946.
Nel 1942, su “Minerva” (poi ripubblicato su “L’Italia Scacchistica”), Chicco firma uno scritto sui rapporti fra Camillo Benso di Cavour e il gioco degli scacchi, offrendo al lettore uno spaccato inedito sulla passione scacchistica del grande statista italiano.
Nel 1983 l’AMIS (Associazione italiana Maestri di scacchi) conferisce ad Adriano Chicco il premio internazionale Gioacchino Greco “Una vita per gli scacchi”, riconoscendo così l’insieme straordinario di lavoro storico, compositivo e divulgativo svolto in decenni di attività.
A livello internazionale, gli vengono attribuiti i titoli FIDE di Maestro internazionale e Giudice internazionale per la composizione, consolidando il suo prestigio sia come creativo sia come esperto valutatore di problemi.
L’eredità di Chicco è duplice: da un lato, lascia strumenti di consultazione che ancora oggi sono insostituibili per chi si occupa di storia degli scacchi o di didattica basata su una solida base storica; dall’altro, offre un modello di rigore metodologico e di curiosità verso le fonti che può ispirare le nuove generazioni di istruttori e storici.
Riferimenti
- Adriano Chicco – Wikipedia
- Adriano Chicco – Wikipedia
- Dizionario enciclopedico degli scacchi – Wikipedia
- Chicco A.-Porreca G.: Il libro completo degli scacchi – Il libro completo degli scacchi Adriano Chicco – Giorgio Porreca
- Gli scacchi di Cavour – Uno Scacchista – (Riccardo M.) Adriano Chicco,
- Adriano Chicco — Wikipédia
- La storia e gli scacchi: intervista a Mario Leoncini – intervista a Mario Leoncini
- Adriano Chicco
- Storia degli scacchi in Italia. Dalle origini ai giorni nostri –
- Scacchi | PDF – Scribd – Scribd è il più grande sito di social reading e publishing al mondo.
- Storia degli Scacchi in Italia – 2a mano – storia-degli-scacchi-in-italia
- Il libro completo degli scacchi – Adriano Chicco, Giorgio Porreca – Una panoramica del gioco degli scacchi, dalle origini storiche agli sviluppi tecnici
- Il libro completo degli scacchi – Adriano Chicco – Giorgio Porreca – – Libro – Mursia – | Feltrinelli – Il libro completo degli scacchi è un libro di Adriano Chicco , Giorgio Porreca pubblicato da Mursia
- I marchesi rampanti di Casa d’Este e lo zuogo da schachi – (Daniele Ganapini) La storia millenaria degli scacchi
Il pedone sostenuto

Il pedone passato sostenuto nei finali di scacchi
1. Introduzione e Definizione: La Forza della Struttura
Nella didattica russa, il pedone non è mai trattato come un semplice pezzo di legno, ma come l’architettura stessa su cui poggia il destino della partita. Il “Pedone Passato Sostenuto” — ovvero un pedone passato difeso da un altro pedone o pezzo — rappresenta la quintessenza del vantaggio statico. Come analizzato da M.I. Shereshevsky nel Capitolo 3 di Endgame Strategy, dobbiamo distinguere tra vantaggi dinamici (che richiedono azione immediata) e vantaggi statici (che permangono nel tempo). Il pedone sostenuto appartiene a quest’ultima categoria: è una minaccia permanente che non scade.
Le tre caratteristiche geometriche fondamentali che definiscono la potenza di questa struttura sono:
- Casa di promozione: Il fulcro magnetico che attrae e paralizza i pezzi avversari.
- Protezione alla base: Il sostegno del commilitone libera i pezzi del lato forte dalla “servitù difensiva”, permettendo loro di operare con totale autonomia.
- Controllo delle case adiacenti: La struttura crea una barriera fisica invalicabile, impedendo ai pezzi nemici di stabilire un blocco efficace sulla colonna o di avvicinarsi al pedone di supporto.
2. L’Autonomia del pedone e la paralisi del Re difendente
Dobbiamo approcciare la gestione del Re nemico con il rigore tipico della scuola sovietica. Poiché il pedone passato è protetto, il Re avversario è ridotto a una sentinella passiva: può guardare il pedone, ma non può mai toccarlo. Alexander Galkin, pur focalizzandosi sui complessi sbilanciamenti tra Torre e pezzi leggeri, ci insegna un principio universale di maestria tecnica: la capacità di forzare l’avversario in una sequenza di “only moves”. In presenza di un pedone sostenuto, il difensore cammina costantemente sul filo del rasoio; un singolo errore trasforma una posizione sofferta in una sconfitta immediata, poiché la precisione tecnica richiesta per mantenere il blocco è proibitiva.
Il concetto di “Re incatenato” (King’s constraint) definisce questa paralisi strategica: il monarca difendente è incatenato alla casa di avanzamento del pedone. Questa condizione non è solo un limite tattico, ma un’agonia psicologica che conduce inevitabilmente alla fatica decisionale e all’errore fatale.
3. La manovra del Re libero: centralizzazione e razzia
Il contrasto tra i due monarchi è brutale. Mentre il Re nemico è incatenato, dobbiamo trasformare il nostro Re in una “unità di combattimento attiva“, seguendo le indicazioni di Shereshevsky nel Capitolo 2. In questa fase, il calcolo delle varianti cede il passo al “pensiero schematico” di Byelavyenets (Capitolo 1): non calcoliamo, ma visualizziamo lo schema finale desiderato.
L’esempio classico rimane l’incontro Capablanca-Ragozin (Mosca, 1936), citato da Shereshevsky. In questa partita, il campione cubano dimostrò come, prima di muovere i pedoni, sia imperativo centralizzare il Re e occupare le case più forti, riducendo l’avversario in uno stato di totale impotenza (zugzwang). Una volta che il Re è centralizzato, può procedere alla “razzia” dei pedoni rimasti indifesi, poiché il Re nemico non può abbandonare il suo posto di guardia senza permettere la promozione immediata.

“Il piano del Bianco è di prevenire l’avanzata… e di controllare l’intera scacchiera… Il Bianco comincia ad avanzare i suoi pedoni solo quando i suoi pezzi hanno occupato le loro posizioni più forti possibili.” — José Raúl Capablanca.
4. Principi pratici e pensiero schematico
Gestire un finale con un pedone sostenuto richiede l’applicazione della “Profilassi” (Prophylaxis): dobbiamo anticipare e sopprimere il controgioco nemico prima ancora che si manifesti. Questo approccio è sviluppato nei Capitoli 5 (“Do not hurry”) e 6 (“Schematic thinking”) di Shereshevsky. Come sottolineato da Artur Yusupov nella prefazione, la pressione costante e la pazienza logorano il difensore fino al collasso.
Dobbiamo attenerci rigidamente ai “3 Comandamenti del Pedone Sostenuto”:
- Non affrettarsi (Do not hurry): L’avanzata prematura del pedone è spesso un errore che concede case di blocco. Dobbiamo invece aumentare la pressione psicologica e migliorare la posizione degli altri pezzi.
- Centralizzare il Re come schema primario: Seguendo il precetto di Byelavyenets, il Re deve raggiungere la casa ottimale (spesso d4 o e4 in finali di pedoni) prima che la struttura diventi rigida.
- Creare una seconda debolezza: Il pedone sostenuto è l’esca. Mentre i pezzi nemici sono impegnati a sorvegliarlo, dobbiamo aprire un secondo fronte d’attacco per rendere la difesa matematicamente impossibile.
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Il pensiero profilattico

Quando ci sediamo alla scacchiera capita spesso di innamorarci delle nostre idee. Vediamo un bell’attacco, immaginiamo un sacrificio spettacolare e non vediamo l’ora di spingere i pezzi in avanti. Poi, all’improvviso, l’avversario fa una mossa che non avevamo minimamente calcolato e tutto il nostro castello crolla in un istante. Negli scacchi metà delle mosse appartiene a chi abbiamo di fronte: se giochiamo guardando solo la nostra metà campo, finiamo per prepararci la trappola da soli.
I grandi maestri chiamano questo modo di ragionare pensiero profilattico. In parole semplici, significa farsi sempre una domanda prima di toccare qualsiasi pezzo: cosa vuole fare il mio avversario e cosa giocherebbe se toccasse di nuovo a lui? Non serve una magia per capirlo, basta fermare la mano ed evitare di rispondere d’istinto. Moltissime partite si perdono non per errori gravi di posizione, ma proprio perché ci si dimentica di controllare se l’ultima mossa dell’altro nasconde una minaccia reale oppure un semplice falso allarme. Come abbiamo visto nel capitolo dedicato ai principi di sicurezza del re, la fretta è la peggiore nemica sulla scacchiera.
Anticipare i piani altrui non serve soltanto a difendersi, ma è il trucco migliore per vincere. Quando togliamo all’avversario le sue spinte di liberazione o le sue case preferite, lo costringiamo a restare fermo e a innervosirsi. Bloccato e senza un piano chiaro, prima o poi farà una mossa debole per pura frustrazione, aprendoci la strada verso il punto. Troveremo ulteriori dettagli pratici su come limitare i pezzi nemici nel capitolo sulle rotture centrali e nel capitolo dedicato ai finali di pedoni.
Abituarsi a scovare subito le intenzioni di chi ci sfida cambia completamente il nostro modo di giocare. La prossima volta che giochi una partita a tempo lungo o ti alleni online, fermati un secondo prima di muovere, mettiti nei panni del tuo rivale e chiediti cosa ha in mente. Se impari a disinnescare i suoi piani prima ancora che prendano forma, la fossa rimarrà vuota e sarai tu a condurre il gioco.

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