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Premio FSI – Istruttore dell’anno

La Federazione Scacchistica Italiana ha voluto premiarmi per la mia attività scacchistica di base, assegnandomi il premio come migliore istruttore per il Sud e le Isole. Già lo scorso anno (il premio era suddiviso nelle tre macro-aree NORD, CENTRO, SUD e ISOLE ma con un solo riconoscimento per area) avevo ricevuto qualche preferenza dal Consiglio federale, ma non essendoci distinzione tra attività di base e scolastica e attività di vertice e agonistica la preferenza era andata al bravissimo Riccardo Del Dotto, col quale ho avuto modo a Palermo di scambiare diverse idee sulla didattica.

Questo premio, benchè ho molti cari ammiratori che dicono che fosse addirittura obbligato, mostra un grande coraggio della Federazione: perchè la mia attività, pur encomiabile per la diffusione del gioco, non ha i numeri che una struttura sportiva vorrebbe auspicarsi; non eccelle certo per numero di tesserati, né per risultati agonistici, né per organizzazione di eventi…

Il premio pertanto è ricaduto sulla mia persona come incentivo alla mia sperimentazione metodologica: la psicomotricità su scacchiera gigante, il metodo ideografico (carte, immagini, proverbi scacchistici) e forse per qualche contributo dato agli istruttori italiani (relazioni ai convegni nazionali di Pomezia, Torino, Oristano e Gela) e dell’attività su alcuni blog scacchistici.

Sento comunque di dover ringraziare tutto il mondo scacchistico per l’onore che ricevo di entrare in un Albo d’oro che vede già nomi importantissimi: Claudio Negrini, Alberto Bernabei, Carla Mircoli, Alex Wild, Maria Teresa Arnetta, Riccardo Del Dotto, Carlo Alberto Cavazzoni, Giuseppe Rinaldi, Andrea Rebeggiani, Eugenia Di Primio, Olga Zimina, Roberta De Nisi.

Il fotomontaggio che mi ha dedicato Stefano Tescaro

 

 


Latti-dozzi!

Il premio come migliore Istruttore dell’anno 2010 che la Federazione Scacchistica Italiana mi ha assegnato mi da nuovi stimoli per riprendere in “mano” questo mio diario… Così inizierò a raccontare le mie giornate, magari riassumendo tutte le novità dei mesi precedenti, a partire da stamattina.

Oggi mi trovavo a Latte dolce (Latti-dòzzi in Sassarese), quartiere che gode di cattiva nomea, ma anche quartiere di cui mi onoro di aver frequentato le scuole e le “strade” da bambino. Negli anni passati il nostro circolo aveva fondato la sezione scacchi “PGS Olimpia” offrendo una valida alternativa per molti giovani ragazzini di questa periferia: in soli tre anni avevamo avviato alla pratica del gioco centinaia di giovani in un opera meritoria per cui continuiamo a ricevere apprezzamenti dalle istituzioni e dalla cittadinanza.

Dalla fine dello scorso anno sto seguendo due terze elementari per il progetto S.A.M. (scacchi applicati alla matematica) che l’INVALSI e la FSI stanno portando avanti su 2.500 bambini per monitorare le capacità cognitive logico-matematiche che un laboratorio di 30 ore può sviluppare in un contesto curricolare.Le lezioni si svolgono secondo un protocollo sviluppato a livello nazionale dalla Commissione didattica e scuola della FSI, col notevole impulso dato dal Comitato regionale Piemonte (capofila e promotore di tutto il progetto) e il contributo dei migliori istruttori: tra cui anche Alex Wild, Lexy Ortega, Marcello Perrone, Carlo Alberto Cavazzoni e il sottoscritto!

Il mio contributo è stato quello di favorire un’esposizione teorica in modo empatico e interattivo, piuttosto che in maniera frontale: ogni bambino deve essere chiamato per nome e coinvolto costantemente – con domande mirate – nel “problem-solving” delle posizioni proposte.

Le lezioni hanno anche un seguito – una volta alla settimana – in un appuntamento di gioco presso l’oratorio di Santa Maria di Pisa, il quartiere “gemello” (in cui abito anche io!), dove i bambini incontrano anche partecipanti di altre età provenienti anche da altre scuole. Gli incontri sono sempre a titolo gratuito e sono strutturati come momenti di aggregazione e gioco, quindi non come lezioni. Quello che mi pare assai positivo è la presenza sempre più entusiasta di numerosi genitori che iniziano “timidamente” a tentare le loro prime partite coi bambini!

L’arrocco.

La lezione di ieri sera alla Ex-Q aveva come argomento l’arrocco. Questa è la domanda spontanea, rivoltami da Francesca: “Ma a cosa serve l’arrocco?” Mi è parso utile spiegarlo ai partecipanti (anche ieri numerosi nonostante il freddo!) sia dal punto di vista tattico, sia dal punto di vista strategico. Ai fini del Blog lo tratterò anche dal punto di vista metaforico.

Per prima cosa ho riepilogato le condizioni necessarie per poter eseguire l’arrocco (spazio libero tra Re e Torre; non aver mosso i pezzi con cui si intende arroccare; non essere sotto scacco e non passare attraverso uno scacco), quindi ho mostrato le principali differenze tra arrocco corto e lungo, e infine ho elencato una serie di difetti nell’arrocco indebolito da mosse di pedone.

Dal punto di vista tattico ho evidenziato i problemi legati agli scacchi sul re esposto al centro della scacchiera: sono spiacevoli le perdite di tempo, ma ancora di più i possibili attacchi doppi che fanno perdere materiale. Dal punto di vista strategico ho mostrato le caratteristiche delle partite in cui si verificano arrocchi omogenei oppure eterogenei.

Il Re al centro della scacchiera.

Come ben sanno tutti i personaggi prestigiosi (o anche meno…) una passeggiata tra la folla è cosa alquanto pericolosa: chiedete pure a John Lennon, a qualche dozzina di monarchi reali, a qualche Papa… Spesso non è sufficiente neppure una nutrita scorta. Certo l’ideale sarebbe quello di non avere avversari, ma non è mai possibile piacere proprio a tutti.

Il Re al centro rappresenta l’egocentrismo: pensare che noi siamo più importanti e che gli altri devono stare ad ascoltarci e a subire la nostra influenza e inziativa. L’egocentrismo però, spesso e volentieri impedisce di comprendere le dinamiche del progresso che ci circonda, di analizzare i difetti della propria posizione, portandoci direttamente verso la disfatta: e il Re è nudo…

Il Re arroccato prematuramente.

Una tendenza opposta può essere quella di chi si arrocca proprio sul lato dove infuria la battaglia. Nel nostro parallelo è la condizione della subalternità, del complesso di inferiorità. Ci si difende per principio, dando così – molto spesso – ragione a chi attacca, e generando la convinzione che si è proprio inferiori: in un circolo vizioso che è la profezia che si autoavvera.

L’arrocco indebolito.

Oppure accade di arroccare per mettere il Re al sicuro, ma poi incoerentemente si rimuove la copertura dei pezzi e pedoni che lo difendono per improvvisare delle manovre di attacco… E’ la condizione degli “altruisti”. Quando la situazione è ancora equilibrata gli altruisti si protendono generosamente a risolvere i problemi dell’umanità: sfamare gli affamati dei più remoti angoli del pianeta; difendere le popolazioni aggredite da eserciti oppressori; andare in capo al mondo per salvarlo… dimenticando i “piccoli” problemi più vicini, come lavare i piatti o rifarsi il letto!