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Matto dell’Indiano
Anche ieri ho fatto lezione coi bambini della terza di via Forlanini. Abbiamo letto la filastrocca del “matto della nonna” e poi abbiamo iniziato a giocare sulla scacchiera murale la partita presentata più sotto. Abbiamo fatto come al solito le rime e anche qualche proverbio. Quello “premiato” oggi è opera di Marco, Angelo e Antonio: “Se il Cavallo sta male, lo portiamo all’ospedale; se non c’è niente da fare gli faremo un funerale.” Durante la partita la maggior parte dei bambini, spontaneamente, tenevano un quaderno per scrivere le mosse, le rime o per disegnare gli scacchi.
[pgn
[Event “?”]
[Site “?”]
[Date “????.??.??”]
[Round “?”]
[White “?”]
[Black “?”]
[Result “*”]
[PlyCount “30”]
1. Nc3 d5 2. Rb1 e5 {
Chi lascia il centro senza controllo si troverà coi piedi a mollo!} 3. Nf3 e4
4. Ne5 {Se il Cavallo sta male lo portiamo all’ospedale… Se non c’è niente
da fare gli faremo un funerale.} f6 5. Nb5 fxe5 6. b4 Bxb4 {
Mangi un pedone come un confetto e non ti accorgi che è protetto…} 7. Rxb4
Qe7 8. Nxc7+ {Oh perbacco: un doppio attacco!} Qxc7 9. e3 Nf6 10. Bb2 O-O {
Per non aver le spalle al muro il mio Re metto al sicuro…} 11. Qe2 Bg4 {
Quest’Alfiere sfacciato la Regina ha minacciato…} 12. Qb5 Qxc2 13. Qxb7 Rc8
{Sembra un errore grande e bello…} 14. Qxa8 Qc1+ {Accidenti era un tranello!}
15. Bxc1 {La Donna è persa, ma non invano…} Rxc1# {
Perchè c’è il matto dell’Indiano} *
[/pgn]
Con la donna non si va a pesca…
[pgn
[Event “RUS-ch”]
[Site “Vilnius”]
[Date “1912.??.??”]
[Round “21”]
[White “Nimzowitsch, Aaron”]
[Black “Alapin, Simon”]
[Result “1-0”]
[ECO “C10”]
[PlyCount “35”]
[EventDate “1912.??.??”]
[EventType “tourn”]
[EventRounds “22”]
[EventCountry “RUS”]
[Source “ChessBase”]
[SourceDate “1998.11.10”]
1. e4 c5 2. Nf3 Nf6 3. Nc3 d5 4. exd5 Nxd5 5. d4 e6 6. Nxd5 Qxd5 7. Be3 cxd4 8.
Nxd4 a6 {Dice la legge dello sviluppo di pensare a tutto il gruppo.} 9. Be2
Qxg2 $2 {Come dice la scuola tedesca: con la Donna non si va a pesca!} 10. Bf3
Qg6 11. Qd2 {Rapido sviluppo e subito arrocco: e non perdi come un brocco.} e5
$2 {Chi non mette i pezzi in gioco vuol giocare contro il fuoco.} 12. O-O-O $1
exd4 {Aprire le linee è uno sbaglio se il tuo Re diventa un bersaglio.} 13.
Bxd4 Nc6 14. Bf6 $1 {Se il Re non arrocca, soffrire gli tocca!} Qxf6 (14… Be7
{White can mate.} 15. Bxc6+ bxc6 16. Qd8+ $1) 15. Rhe1+ Be7 {
Pezzo sotto inchiodatura difende solo per figura! (Nimzowitsch)} (15… Be6 16.
Qd7#) 16. Bxc6+ Kf8 (16… Bd7 17. Qxd7+ Kf8 18. Qd8+ Bxd8 19. Re8#) (16…
bxc6 17. Qd8#) 17. Qd8+ $3 Bxd8 18. Re8# {
La Torre chiude la saracinesca: con la Donna non si va a pesca!} 1-0
[/pgn]
Come dice la scuola tedesca,
con la Donna non si va a pesca!
Prendere appunti con il dito.
Uno degli autori che mi ha ispirato di più nell’adolescenza è stato Carlos Castaneda, che ha raccontato in una splendida serie di libri la cultura millenaria dei guerrieri toltechi e soprattutto la loro arte sciamanica, grazie all’apprendistato con Don Juan. In uno dei primi libri, narra Castaneda, Don Juan rimproverò Carlos perchè si “distraeva” nel prendere appunti… “Cosa dovrei fare allora?” “Potresti prendere appunti con il dito!” Gli rispose provocatoriamente Don Juan.
Questo paradosso mi è rimasto impresso per sempre e proprio recentemente ho persino dovuto metterlo in pratica in circostanze davvero eccezionali, dove mi si proibiva di prendere appunti! Ma non è questo il motivo di questo post. Ma un pretesto per parlare di una delle memorie più coinvolte nel gioco degli scacchi: la memoria procedurale. Chiunque abbia risolto il cubo di Rubik e sia in grado di rifarlo in meno di un minuto lo risolve in realtà grazie alla memoria procedurale. Chi gioca spesso partite lampo impiega lo stesso questo tipo di memoria, che Castaneda chiamava “conoscenza silenziosa”.
Si tratta di una sorta di conoscenza fatta di algoritmi ricorrenti, patterns o schemi che dir si voglia, tratti dalla propria esperienza precedente. Maggiore è il bagaglio tecnico a disposizione dello scacchista e maggiori sono le possibilità che delle idee vengano – per così dire – direttamente dalle proprie mani. Molti campioni mondiali (da Morphy a Capablanca sino ad arrivare a Karpov e Anand) sono guidati da un riconoscimento euristico che li porta a fare la mossa giusta quasi senza rifletterci, come se la posizione data sia un déjà vu.
Ieri mentre conversavo con alcuni amatori del gioco degli scacchi e con uno scacchista più esperto, che fa loro delle lezioni un po’ più tecniche, ho dato il consiglio di non commentare le partite mentre si svolgono ma analizzarle subito dopo facendo tutti i commenti che erano rimasti in sospeso per non interferire con l’attività mentale coinvolta nella partita.
Grazie alla mia buona memoria ho sempre seguito questo accorgimento quando faccio una partita con un principiante: tutti i consigli glieli elenco appena finita la partita evitando di sommergere di informazioni l’esordiente e lasciando quindi mano libera alla loro capacità di ideazione, ma soprattutto all’emergere di quella “conoscenza silenziosa” che tanta importanza avrà per la sua crescita scacchistica.


