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Psicomotricità: orientamento.

Memoria a breve, medio e lungo termine.

Quarto appuntamento, questa mattina, coi bambini della scuola dell’infanzia di Ossi. A causa dei mali di stagione molti bambini erano assenti, quindi abbiamo dato il compito ad ogni bambino di raccontare ad un compagno assente la lezione di oggi, grazie al costante impegno delle maestre Giuseppina Capitta, Margherita Nieddu e Antonella Sanna. Mentre chiacchieravamo dei giochi svolti la settimana scorsa ho chiesto a Jason se si ricordava i frutti preferiti dei suoi compagni: non ha fatto neppure un errore! Questo significa che non solo è stato bravo a padroneggiare la memoria a breve (lunedì scorso aveva ripetuto quasi venti relazioni frutto-bambino), ma che il passaggio alla memoria a medio termine è felicemente avvenuto! Ripeterò ancora l’esperimento tra un mese, per vedere se la traccia mnestica è ormai registrata nella memoria a lungo termine.

Orientamento: verticale e orizzontale.

Subito dopo ho sistemato su una sedia posta su un banco la scacchiera ideografica e vi ho posizionato i due Re e quattro torri, quindi ho preso una scacchiera semi-gigante e ho sistemato sulla cattedra i rispettivi pezzi già posizionati sulla scacchiera murale. Ho chiesto ad ogni bambino, uno alla volta, di venire a prendere i pezzi e posizionarli sul pavimento esattamente come era mostrato dalla “mappa” costituita dalla scacchiera ideografica.

Dapprima ho proposto una figura “ancorando i gruppi” in maniera speculare ai vertici alti della scacchiera (A8 e H8), ma poichè per i bambini appariva difficile passare da un piano verticale ad uno orizzontale, abbiamo in seguito poggiato la scacchiera su un banco, proprio a fianco alla scacchiera sul pavimento. A questo punto i bambini hanno via via trovato le posizioni esatte dei pezzi.

Poi siamo passati ad una posizione un po’ più complessa (ho spostato una Torre in a 1 e un’altra in h1) e i bambini non hanno avuto difficoltà; quindi abbiamo posizionato i pezzi nella figura della foto e di nuovo ci sono state difficoltà… Quando qualche bambino trovava la posizione esatta (e non certo per caso!) chiedevo di spiegare ai compagni come ci era riuscito, che “trucco” aveva usato. Allora emergeva la difficoltà a verbalizzare l’eperienza fatta, o l’intuizione del giusto orientamento.

Allora ho dato qualche “dritta”: quando la posizione era differente di una sola casella chiedevo di osservare il colore su cui avevano poggiato il pezzo. Oppure quando una figura era lontano dagli angoli chiedevo loro di contare i passi, uno per ogni casella…

Movimento della Torre:

Infine ho spiegato loro i movimenti di questi due nuovi pezzi. “Ricordate,  la volta scorsa abbiamo osservato che il Re va a spasso, ma soltanto passo-passo, oggi vediamo che la Torre è un pezzo davvero eccezionale, corre in verticale e orizzontale!” Quindi ho spiegato il movimento della torre, avanti e indietro, destra e sinistra, sempre sulla stessa strada, e abbiamo chiamato ancora tutti i bambini a sperimentare col proprio corpo il movimento delle Torri. Quindi ho messo degli ostacoli sulla loro strada e anche delle possibili catture. Infine ho lasciato che le Torri potessero catturare i Re quando questi si trovavano sulla loro linea, dicendo che così si finiva la partita.

“Tutti promossi!”

Ho iniziato la scorsa settimana presso il 13° circolo di via Forlanini (dove facciamo laboratori di scacchi da circa 5 anni) due nuovi progetti di scacchi rivolti a due prime elementari, nell’ambito di una misura regionale.
I progetti hanno il titolo “TUTTI PROMOSSI!!” e sono finalizzati a garantire il conseguimento di livelli essenziali di apprendimento a tutti gli alunni, ed in particolare a coloro che vivono situazioni di disabilità, svantaggio o rischio di dispersione scolastica ed emarginazione sociale. Tale obiettivo sarà perseguito attraverso azioni quali il recupero e l’approfondimento organizzati per gruppi di livello e condotti con le metodologie e gli strumenti didattici e psico-pedagogici più innovativi. Saranno, proposte attività laboratoriali di scacchi, teatro, arteterapia e iniziative di scuola aperta alle famiglie unitamente a iniziative di formazione. Tutte le azioni proposte mirano al raggiungimento di una condizione diffusa di benessere scolastico.

Il mio contributo è naturalmente quello “ideografico”: utilizzo di immagini, carte scacchistiche e proverbi per far imparare più facilmente ai bambini le regole del gioco degli scacchi. Le prime lezioni sono state un vero successo: i bambini hanno “lavorato” e giocato con grande motivazione ed allegria e una prima ha anche incontrato – durante la ricreazione – una terza per delle partite amichevoli. Esattamente il valore aggiunto del gioco degli scacchi, già sperimentato ampiamente negli anni passati: non ci sono barriere di genere, di età, di ceto sociale, di etnia e pertanto i laboratori sono sempre un’occasione di integrazione.

Scacchi al Canopoleno: alla ricerca del “matto”

Continuano con grande successo le lezioni presso il Convitto nazionale del Canopoleno di Sassari, dove anche quest’anno sono stati attivati due laboratori per un totale di circa 40 partecipanti! Le lezioni si svolgono in “Aula scacchi”: uno spazio apposito riservato esclusivamente agli scacchi, con ideali tavoli quadrati e comodissime sedie con schienale anatomico. E che il Canopoleno creda molto nella validità di questi laboratori lo dimostra il fatto che anche i maestri e gli educatori siano molto favorevoli a “quest’angolo dedicato” all’attività  scacchistica.

Prima di iniziare i laboratori avevo avuto tre incontri “promozionali” con la seconda classe della maestra Rita Sabatino: i bambini avevano seguito lo scorso anno un laboratorio tenuto dall’istruttore Giacomo Deiana e mi accorsi subito che mostravano un potenziale enorme! Quest’anno ho voluto occuparmi personalmente di questi bambini, perché almeno una decina di loro possono vantare qualità scacchistiche assolutamente sopra la media.

Il Bianco muove e matta in tre mosse.

Il motivo però di questo post è un giochino che da qualche mese sto proponendo in alcune scuole (Osilo, Sorso), che è quello di inventarsi i nomi dei matti, con la promessa che poi diventeranno delle carte scacchistiche. Questa semplice “suggestione” è sufficiente a fargli mettere un grande impegno nella ricerca dei nomi, ma anche di chiedermi (quando trovano un matto) se esiste già un matto simile… Allora gli do’ un’occhiata e se non ricalca qualche meccanismo che abbiamo già “battezzato”, allora gli consento di inventarsi un nome.

Mercoledì una bambina di sette anni mi ha chiamato per mostrarmi il suo matto: quando ho visto la posizione sono rimasto abbastanza sorpreso e le ho detto che potevamo chiamare quel matto col suo nome, Giulia! La sua felicità è salita alle stelle, per tutto il resto della lezione non stava più nella pelle e ha confessato di essere “Troppo emozionata!” all’idea che il suo matto sarebbe diventato una nuova carta. Credo che sia lo stesso genere di sensazione che provano i professionisti quando gli è data la possibilità di trovare sulla scacchiera una Novità assoluta…

 

Il matto di Giulia.

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