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Curiosi scacchi!

Ho tradotto dal web un bell’articolo sui benefici degli scacchi nella formazione didattica dei bambini. Lo ripropongo di seguito, chi volesse vedere l’articolo originale in spagnolo clicchi sul nome dell’autore.

Tutto ciò che i dirigenti scolastici vorrebbero…

Articolo di Javier Vargas

I contributi del gioco degli scacchi nell’educazione per bambini e giovani sono innumerevoli. È stato dimostrato che sviluppa, tra le altre competenze, pensiero logico, la capacità di calcolare, attenzione, memoria, intuizione e creatività.

Aiuta anche la capacità di visualizzazione, la prudenza, il senso pratico, il pensiero critico, la disciplina, la volontà, ecc. Il filosofo danese Karl Jaspers ha detto: “La chiarezza dell’intelletto consente la chiarezza dei termini, diventa un vero “campanello” degli impulsi, di cio che si pensa e si fa, all’interno e all’esterno.”

Inoltre  incoraggia a osservare e valutare bene ogni posizione, utilizzando le competenze per identificare gli elementi più importanti e  integrarli in un quadro generale e, su tale base, decidere.

"Mai troppo presto" opera di Carlo Giuseppe Bolmida

Come l’arte, gli scacchi stimolano la produzione intellettuale e creativa.  Secondo il maestro Siegbert Tarrasch, la “produzione intellettuale è una delle più grandi soddisfazioni, se non la maggiore, a portata di mano dell’uomo”.

Un altro contributo degli scacchi alla formazione dei bambini e dei giovani è lo sviluppo della loro immaginazione. Le immagini che concepiscono degli scacchi sono di ordine prospettico. Il giocatore vede il futuro del gioco, come determinato da ricerche e immagini. . Lo psicologo Kroguis Nikolas dice: “Ogni posizione si riflette come immagine della coscienza. L’unica differenza è il grado di generalizzazione e di sintesi.”.

Quindi sorge la domanda: quale dirigente scolastico, sia di scuola dell’infanzia, primaria, secondaria o superiore non vorrebbe che i propri studenti possano sviluppare queste qualità?

Devi solo mettere a loro disposizione scacchi, lo sport più edificante, utile ed economico, che viene insegnato in ogni sistema di istruzione moderno.

Scacchi all’oratorio.

Nel corso degli anni, per conto dell’Associazione Scacchi Torres o per mia iniziativa personale, mi è capitato spesso di fare corsi di scacchi presso gli oratori di Sassari: Latte dolce, Mater Ecclesiae, San Giuseppe…
Lo scorso anno per dare sbocco ai progetti scolastici svoltisi presso due scuole di Latte dolce, proprio vicino a casa mia, ho inaugurato un appuntamento settimanale gratuito per il quartiere. Il successo di partecipazione mi aveva convinto a riproporre la stessa formula, chiedendo un piccolo contributo ai genitori, anche in altri oratori. Così è nato l’appuntamento del giovedì in via Washington, che ha dato continuità al lavoro svolto negli ultimi dieci anni presso l’ottavo circolo “Galileo Galilei”: oltre una ventina di bambini si incontrano per una lezione teorica, ma soprattutto per poter giocare liberamente.

Due settimane fa è iniziato anche un nuovo progetto presso l’oratorio di San Paolo, dove venerdì il gruppo contava già 18 partecipanti: soprattutto è numeroso il “sottogruppo” degli under 8 (sono oltre una decina!). Questo appuntamento era richiestissimo dai miei allievi delle scuole di via Genova e via Forlanini.

Il vantaggio di questi appuntamenti, rispetto ai progetti scolastici, è proprio la possibilità di fare incontrare tra loro bambini di diverse età, facendogli subito comprendere la relatività delle capacità scacchistiche: è assai frequente che bambini di seconda elementare possano batterne altri di quinta! Ma a mio parere la cosa più importante è la formazione di un pensiero obiettivo e critico, proprio grazie al confronto e all’aiuto dei bambini più grandi che fanno da ponte al pensiero dei più piccoli verso quello degli adulti (i due istruttori).

Il successo di questa formula mi viene continuamente confermato dai genitori, soprattutto quelli di figli unici, perchè i loro figli acquisiscono di volta in volta maggior considerazione del pensiero altrui sviluppando insieme ad una maggiore confidenza anche un maggior rispetto delle “mosse” dei loro compagni!

Humor

Fui distolto dai miei amati scacchi dalla mia giovane moglie.
Da quel giorno la classifica dei peggiori subì un radicale mutamento.
Carlo Bolmida


"Autoritratto" Opera di Carlo Bolmida

 

IL MEDIOCRE QI DI COPERNICO E CERVANTES

Si loda molto sovente ( a torto ! ) l’elevato QI dei giocatori di scacchi come ” prova d’un intelligenza superiore “.   Lewis M.Terman, autore dei test Stanfort-Binet, ha il coraggio di proclamare : “Tutti i criminali non sono dei ritardati mentali, ma tutti i ritardati mentali sono potenzialmente dei criminali.”

Egli fu il creatore, de “Il coefficiente mentale migliorato“, stilato in collaborazione del suo compare H.H.Godard,costui per buon mercato, coniò il sostantivo francese “moron”, ispirandosi alla radice greca della parola, significante stupido.

Nel 1923 studiò gli emigranti ( a partire dagli Italiani per finire ai Russi ) rinchiusi ad Ellis Island. Ed annunciò che l’ 80% di essi erano dei minorati mentali.   (molti Russi, già allora, giocavano a scacchi.)

Il Maestro di questa bella coppia di energumeni fu, ahimè, il veronese Cesare Lombroso (scienziato di antropologia criminale,  a cui Torino ha intitolato un’importante via, e su un testo del quale , talmente devo essere vecchio, preparai a Medicina il mio esame..)

Egli pretendeva dimostrare che i criminali “presentano le caratteristiche ataviche dei selvaggi e dei gorilla.”

L’iniziatore di queste odiose scempiaggini fu John L.H.Down, che, nel 1866, scrisse la sua celebre opera “Osservazioni su una classificazione etica degli idioti “.

Terman mise a profitto la sua invenzione per analizzare l’intelligenza di uomini illustri attraverso le loro biografie.
Non avendo, per un pelo, sottomano biografie di Morphy e di Fischer, Copernico e Cervantes precipitarono nella palude degli uomini di limitate facoltà mentali, come fossero stati dei mediocri… manipolatori di coefficienti Elo.

Se questi illustri scienziati giunsero con sistemi approssimativi a formulare teorie aberranti, con l’aiuto del retorico paradosso o con l’aiuto dell’ evolutissima scienza quantistica (che il paradosso giunge a sfiorare…) altri, fortunatamente, hanno dimostrato verità assai confortanti, che inducono a sperare che, se si perde una donna, o ti hanno tristemente matato il re… in verità, nessun timore, ne possediamo altri!

L’enigma del gatto dell’appassionato scacchista e scienziato Schrödinger non è più un paradosso!

Ma quello di Zenone, pur trovando rifugio poetico nei sogni di Borges (altro appassionato scacchista ), lo è, anche se ancora sfida il tempo, ergendosi a prova scientificamente irrefutabile.

Chi oserebbe confutare che Achille (“dai piedi leggeri”) sia incapace di raggiungere, correndo, una tartaruga?

Nel 1936, Schrödinger immaginò un gatto rinchiuso in una cassetta con una provetta piena di cianuro, un elemento radioattivo e un contatore Geiger.

L’atomo radioattivo avrebbe una possibilità su due di disintegrarsi, inducendo una reazione, misurata dal contatore, sufficiente per spezzare la provetta… e provocare la morte del gatto (o del re o di un pezzo…)

Schrödinger, aggrappandosi al principio dell’indeterminazione, credette provare che prima di aprire la cassetta non si può sapere se il gatto è morto.

Dei fisici quantistici affermano invece che nella cassetta vi sono due gatti: uno vivente ed uno morto.

Le due realtà che sembrano alternative non si elidono mutuamente.

Wheeler (un altro amatore di scacchi, giocò diverse partite con l’amico Alechine.) suggerisce che l’Universo deve la sua esistenza al fatto di essere osservato da degli esseri intelligenti.

” Essere o non essere “, dice Amleto, senza immaginare ” essere e non essere “.   E senza potersi osservare “in tutti gli specchi del mondo”, come il giocatore di scacchi di Borges, e non vedersi riflesso da alcuno di essi.

Dopo Einstein e Planck temo si debba essere assai cauti nel giudicare dove , al fine, ci condurrà questa benedetta tecnologia…

Sarebbe sorprendente se la verità somigliasse molto a quella che ci affascina in Star Trek!

 Carlo Giuseppe Bolmida