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Scacchi e poesia
Venerdì scorso ho fatto lezione alla classe terza della scuola primaria del 13° Circolo di via Forlanini. Si sono aggiunti, rispetto allo scorso anno, tre nuovi alunni, ma fortunatamente siamo ancora lontani dagli standard delle “classi-pollaio”. A beneficio dei nuovi alunni ho fatto fare un rapido ripasso delle regole fondamentali, ma per non fare annoiare tutti gli altri ho usato l’accorgimento di far spiegare direttamente ai “vecchi” alunni.
Questo è molto interessante almeno per due motivi: risulta subito evidente chi non ha ancora chiaro qualcosa e chi invece non dimentica alcun particolare; inoltre si può osservare con quali parole ed esempi i bambini comunicano l’informazione: cosa che non è affatto scontata. Naturalmente io mediavo l’informazione completandola, e verificandola sulla scacchiera ideografica con i tre nuovi allievi, per apprezzarne la comprensione. Così dopo circa mezz’ora hanno potuto giocare tutti insieme.
Daccordo con le maestre vogliamo puntare quest’anno sulla poesia come mezzo complementare per arricchire la loro esperienza degli scacchi a scuola. così già dalla prossima lezione (che sarà oggi!) utilizzeremo i proverbi per introdurre alcuni concetti di base di ritmo e metrica.
Partirò dai giochi di logica fatti negli scorsi anni per far risaltare l’effetto musicale delle assonanze e delle rime; poi sposteremo l’attenzione sulle sillabe, sull’esatta quantità per dare il ritmo giusto ai versi e solo parallelamente alla costruzione semantica del proverbio. Naturalmente tutto sarà fatto come un gioco non troppo complicato o artificioso, dopotutto si tratta pur sempre di bambini di 8 anni!
Nella lezione scorsa i proverbi sono stati introdotti solo parzialmente, col bambino “dispari” durante le partite, e alla fine con la distribuzione delle carte che contenevano appunto dei proverbi. Oggi invece saranno il tema centrale della lezione: si partirà dalla spiegazione in rima di alcuni concetti generali e poi li guiderò all’invenzione dei loro primi proverbi!
Gli scacchi per “bambini speciali”
Ho trovato sul web un interessantissimo articolo di Richard James, sul suo bellissimo sito Chesskids Academy. Richard James è anche autore del libro “Chess for kids” . Ripropongo l’articolo tradotto perchè mi trovo pienamente daccordo con tutte le sue osservazioni, che posso personalmente confermare anche con la mia esperienza scolastica.
SCACCHI e bisogni educativi speciali
Tra il 20% e il 25% dei bambini sono classificati con ‘bisogni speciali’ o sono stati diagnosticati in una vasta gamma di condizioni neurologiche. Per molti di questi bambini, gli scacchi possono avere un effetto drammatico sulla loro vita. Ma sono proprio questi bambini, che hanno più da guadagnare dagli scacchi, che, in molti casi, e per una serie di motivi, non si uniscono ad un club di scacchi a scuola, o forse a qualcuno non piace che li facciano entrare.
Queste condizioni coprono quattro aree principali: difficoltà di apprendimento (per esempio dislessia), problemi fisici (ad esempio disprassia), problemi di attenzione, concentrazione e del comportamento (ADHD, per esempio) e le difficoltà di comunicazione, socializzazione e relazioni (per esempio la sindrome di Asperger). Spesso, bambini con difficoltà in un senso avranno problemi in un altro. Alcuni (ma non tutti) i bambini in ciascuna di queste aree otterranno enormi benefici dal gioco degli scacchi.
Dentro la scacchiera
Mancano pochi giorni al termine delle lezioni scolastiche e si concludono molti progetti iniziati quest’anno, tra cui quello della psicomotricità su scacchiera gigante col quale – grazie al generoso contributo economico della Circoscrizione n° 1 del Comune di Sassari – ho coinvolto 5 classi di prima elementare delle scuole di via Genova, Via Washington e via Forlanini. Nelle prime lezioni ho fatto prendere confidenza con gli spazi, con l’ausilio di griglie disegnate, di scacchiere murali e naturalmente delle scacchiere pavimentate negli appositi spazi attrezzati. Quindi ho proseguito via via proponendo momenti ludici in cui i bambini dovevano individuare delle strategie sia individuali sia a squadre per poter arrivare alla performance richiesta.
In tutte queste occasioni ogni bambino ha potuto giocare (tra cui anche alcuni bambini seguiti da insegnanti di sostegno!) e nessuno è rimasto escluso. Verso la fine dell’anno, avendo già svolto un numero sufficiente di ore di psicomotricità pura, ho iniziato a proporre giochi pre-scacchistici, seguendo un suggerimento di Roberto Rivello (presidente del Comitato Regionale Piemonte, che grazie all’impegno di Alessandro Dominici della Commissione didattica e scuola della FSI ha fortemente voluto un’appendice del monitoraggio INVALSI per questa pratica innovativa).
Così ho gradatamente presentato i movimenti dei pezzi ai bambini, che dovevano agirli sulla scacchiera gigante con diversi accorgimenti motorii, servendomi di sagome realizzate col cartone oppure di pezzi in plastica, con grande gioia dei bambini. Anche i giochi di “caccia al tesoro” o di “memory” (realizzati con l’ausilio dei fumetti di Fabio Lanza) hanno iniziato ad essere più mirati verso la direzionalità dei pezzi degli scacchi, comportando un maggior impegno per il ragionamento e l’attenzione degli allievi. La suddivisione in due o più squadre ha spesso aggiunto anche l’elemento della competitività, attenuato dal fatto che i meriti o le “colpe” venivano suddivisi su un gruppo piuttosto che su un singolo.
I giochi di memoria e attenzione sono un po’ difficili da realizzare nel contesto della scacchiera gigante perchè i bambini hanno voglia di muoversi e preferiscono quindi i giochi “d’azione” dove possono dar libero sfogo alle loro energie rimaste sopite durante la giornata scolastica.
Ieri, in via Forlanini, come ultimo appuntamento ho proposto dei giochi all’aperto nel grande spazio del cortile scolastico, che avendo una griglia di grandi quadrati era anche adatta a ripercorrere molti dei giochi fatti durante l’anno (“I 4 cantoni” “La staffetta” “Rubabandiera” “Palla avvelenata” “Gira la ruota” ecc.)
Le maestre mi confermano che i bambini aspettano tutta la settimana la mia “lezione” e che sono persino presente nei loro disegni, come una figura molto significativa nel loro immaginario scolastico: cosa che mi fa enormemente piacere!


